(…) Inconsciamente cerco uno di quegli alberi che fioriscono a fatica nell’asfalto e penso che è vero, forse per non impazzire dobbiamo tornare tutti alla terra, alla natura.” (V. Monfort – “Il sogno della crisalide”)

Quest’anno la giornata mondiale della terra ci ha messo di fronte al paradosso di volerla celebrare connettendoci alla natura senza poterlo fare pienamente.

La verità è che la natura ci manca e manca terribilmente al nostro cervello.

Innumerevoli studi psicologici, in particolare provenienti dalla psicologia ambientale, hanno dimostrato che quando le persone trascorrono del tempo in un contesto naturalistico e tranquillo tendono ad avere un maggior livello di attenzione, una memoria più forte e delle abilità cognitive potenziate. Il nostro cervello diventa decisamente più calmo alla sola vista della natura.

Secondo la teoria del recupero dell’attenzione (ART), formulata dagli psicologi R. Kaplan e S. Kaplan negli anni 80, stare a contatto con la natura è il miglior modo per rigenerare quel tipo di attenzione che è responsabile della nostra capacità di focalizzarci.

Questo tipo di attenzione, sfortunatamente, è particolarmente limitata. Quando si esaurisce abbiamo maggiori difficoltà a concentrarci pienamente su un compito che richiede “deep work“, per esempio la lettura concentrata di un libro.

A questa teoria si collega l’evidenza per cui, per esempio, camminare nelle strade affollate di una città risulta stancante dopo un tot di tempo, mentre camminare in un contesto rurale, al contrario, ci espone a “stimoli affascinanti” che invocano l’attenzione in modo ridotto permettendo il recupero dell’attenzione stessa. 

E allora cosa succede alla nostra attenzione in questi giorni se non si ha la possibilità di avere un contatto con la natura?

Certamente non siamo bombardati dagli stimoli del contesto urbano, ma possiamo facilmente essere sommersi dagli stimoli provenienti dai nostri dispositivi tecnologici che a fine giornata possono farci sentire altrettanto stanchi.

E allora ecco il bisogno di prendersi cura di un piccolo terrazzo, delle piante in balcone, in appartamento, di un mazzo di fiori accanto alla scrivania di lavoro.

Personalmente ricordo spesso i fiori freschi settimanali in ambienti di lavoro tech con ritmi molto stressanti. Evidentemente non avevano solo la funzione di abbellire l’ufficio o di restituire l’ottimismo. 

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