“Non ho tempo, non voglio perdere tempo, non posso perdere tempo”. (Laura, 37)

La ricerca del tempo o il valore del tempo è decisamente una caratteristica che accomuna i miei coachee (clienti del coaching) e le persone con cui tendo a interagire quotidianamente.

A volte si tratta di persone che lavorano troppo o che non riescono a dire di no a nulla e si fanno carico di moltissime incombenze, non solo lavorative.
Spesso si tratta di persone che tutelano il loro tempo a ogni costo, perché non vogliono rinunciare ad attività, hobby, affetti.
E poi ci sono i cosiddetti “procrastinatori”.

In realtà quasi tutti sentiamo di procrastinare troppo.

La tendenza a procrastinare

La tendenza a procrastinare in un mondo digitale dalle infinite opzioni è del tutto normale. E’ molto più facile e appagante cedere a una distrazione digitale che terminare una serie di compiti prima della scadenza o che non hanno affatto una scadenza.

Uno dei motivi per cui tendiamo a procrastinare è l’eccessiva propensione per il presente (bias del presente) che consiste nel sovrastimare le gratificazioni a breve termine che avvengono appunto nel presente, a discapito dei progressi che si possono ottenere per obiettivi a lungo termine.
Rimandiamo l’attività sportiva, la scrittura, la ricerca di un lavoro, l’apprendimento di una lingua straniera o di skill che potrebbero esserci utili anteponendo gratificazioni istantanee che ci nutrono nell’immediato, ma ci allontanano dagli obiettivi a lungo termine.

La gratificazione istantanea

La tendenza a prediligere la gratificazione immediata rispetto alla differita svolge un ruolo importante in tutte quelle attività che hanno a che fare con l’autocontrollo.

Facciamo un esempio pratico.
Sicuramente è molto più “conveniente” per il mio cervello controllare la mail compulsivamente o i social media che scrivere questo blog post.
Controllando la mail e i social media, troverò delle notifiche che mi porteranno verso delle azioni che possono darmi un senso di soddisfazione nell’immediato. Potrei trovare i messaggi degli amici in una chat di gruppo o vedere dei contenuti che mi piacciono su YouTube.
Il costo di cedere a queste tentazioni ogni volta non è visibile istantaneamente, ma ha degli effetti a lungo termine.
Se non comincio a studiare la nuova lingua non la saprò mai, se non mi alleno il mio corpo non migliorerà, se non scrivo con costanza non farò dei progressi.
Con il passare del tempo, però, ci si rende conto di una serie di cose che avremmo potuto fare se… Ed è qui che entra in ballo il desiderio di fare piccole azioni ogni giorno in linea con gli obiettivi più a lungo termine.

Ritardare la gratificazione

Negli ultimi anni va molto di moda il concetto di detox.
Anche io ho provato il digital detox diverse volte prima di giungere alla conclusione che oggi il mio equilibrio ha molto più a che fare con la capacità di ritardare la gratificazione che con i periodi di detox.
Ritardare la gratificazione diventa cruciale per raggiungere degli obiettivi.

Facendo esempi pratici, può significare ascoltare un audio su whatsapp a fine giornata o guardare il video su YouTube durante una pausa.
Queste piccole abitudini diventano quasi un premio per non aver procrastinato con le cose importanti.

L’impegno e l’accountability

Prendersi degli impegni con qualcuno e costruire delle azioni attorno ad essi è ciò che spesso ci permette di non procrastinare.
Uno degli strumenti più potenti del coaching è proprio l’accountability (il dover rendere conto).
Attraverso l’accountability, si prende un impegno di fronte al coach per portare a termine un piano di azione che si basa su obiettivi specifici, misurabili, realistici, desiderabili e con delle scadenze.
Ognuno di noi ha un coach interiore che ci spinge a impegnarci quotidianamente per raggiungere dei risultati.
Nel caso del lavoro, spesso, questo coach interiore è rafforzato dalla figura di un capo. A scuola o nello studio facciamo riferimento a degli insegnanti. Nello sport possiamo affidarci a un personal trainer.

Il valore del coaching

Cosa succede però, quando si lavora per progetti in cui questa figura è assente? Cosa succede quando non c’è un’urgenza di fare certe azioni per obiettivi a lungo termine?

Non è sempre facile automotivarsi per degli obiettivi che appaiono irraggiungibili e poco tangibili.

Da studentessa sono sempre riuscita a portare a termine i miei obiettivi e quando mi sentivo in vena di procrastinare ricordo che mi bastava andare in un’aula studio o frequentare un corso con persone motivate.
Oggi che lavoro per una parte del mio tempo in solitudine, anche a causa delle restrizioni, l’accountability è una delle ragioni per cui io stessa ricevo coaching settimanale.
Senza questa accountability, per esempio, non sarei probabilmente riuscita a darmi la chance di provare a lavorare a dei progetti più imprenditoriali.

Per alcuni dei miei clienti, invece, fare coaching significa accelerare la ricerca di un nuovo lavoro nell’era degli algoritmi di LinkedIn in cui la frustrazione tende ad aumentare particolarmente.

Che cosa fai per automotivarti quando il tuo coach interiore è un po’ stanco?

Puoi prenotare una sessione di coaching gratuita scrivendomi qui o direttamente in direct.

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Fonti: Super Thinking

Photo by Pedro da Silva on Unsplash

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