“Negli ultimi mesi credo di aver sviluppato e usato di più la mia intelligenza emotiva per prendere decisioni”. (Luca, 32)

Prendere le giuste decisioni per scelte di carriera, business o vita è una delle ragioni principali per cui un trentenne (o anche ventenne) decide di approcciarsi al coaching.

Che cosa faccio? Resto in un lavoro che detesto o lo lascio anche senza un’alternativa? Rimango a vivere nella grande città o provo ad ottenere un lavoro da remoto per trasferirmi altrove? Mi apro a nuove opportunità rischiose o faccio quello che ho sempre fatto?
Puntualmente ci si trova di fronte a dei bivi che in alcuni casi portano a una confusione totale. La paralisi dell’azione è una delle conseguenze più comuni di cui ti ho parlato qui.

Ultimamente, però, mi sono accorta di come sempre più spesso i miei coetanei facciano riferimento anche all’intelligenza emotiva chiedendosi come poterla usare meglio.

L’intelligenza emotiva 

Secondo lo psicologo Daniel Goleman, autore del bestseller “Intelligenza emotiva”, uno dei principali vantaggi dell’intelligenza emotiva è proprio quello di poter aiutare le persone a prendere decisioni migliori.

Goleman racconta la storia di due professori di psicologia, John Meyer and Peter Salovey, intenti a discutere di leader politici mentre dipingono insieme le pareti di una casa.
Ad un certo punto si domandano come sia possibile che qualcuno di estremamente intelligente possa comportarsi in modo stupido. La loro conclusione è che prendere delle buone decisioni possa richiedere non solo quel tipo di intelligenza misurata tradizionalmente dal quoziente intellettivo.

Intelligenza emotiva come abilità

Esistono diversi modelli teorici dell’intelligenza emotiva.
Oggi ci concentreremo sul modello di Mayer, Salovey (1997).

Secondo questo modello, è necessario nutrire e aumentare 4 abilità per essere emotivamente intelligenti:

  1. Percepire le emozioni
  2. Facilitare le emozioni
  3. Capire le emozioni
  4. Gestire le emozioni

Percepire le emozioni 

Si tratta della capacità di riconoscere le nostre emozioni, pensieri e sensazioni e di esprimerle in modo appropriato, ma anche di riconoscerle negli altri.
Per esempio, siamo in grado di riconoscere la nostra rabbia e siamo in grado di esprimerla appropriatamente?
Percepire emozioni può essere anche in riferimento al non verbale, per esempio rilevando il tono emotivo di una mail.

Facilitare le emozioni

Fa riferimento al riconoscimento dell’influenza che le emozioni possono esercitare sul comportamento.
Sappiamo risolvere dei problemi e giudicare delle situazioni usando le nostre emozioni?
Siamo in grado di rimanere resilienti di fronte a delle emozioni negative?

Capire le emozioni

Si riferisce all’abilità di cogliere le sottili differenze tra gli stati emotivi, per esempio tra non piacere e detestare qualcosa.
Riguarda anche la comprensione di come le emozioni possano essere momentanee, ma influenzare delle azioni più a lungo termine.
Per esempio, potremmo parlare con aggressività o in tono arrabbiato a qualcuno di cui ci importa molto e pentircene in seguito.

Gestire le emozioni

Siamo in grado di usare le emozioni per crescere come individui? Riusciamo ad aprirci alla felicità o alla tristezza? Siamo consapevoli di come le nostre emozioni ci stanno influenzano positivamente o negativamente?

Conclusioni

Se l’intelligenza emotiva può essere appresa, come suggeriscono i due autori, che cosa potresti fare per rafforzare le quattro abilità?
Quello sopra è solo uno dei diversi modelli teorici.
Se non vuoi perderti i prossimi e vuoi imparare come usare l’intelligenza emotiva per prendere decisioni migliori, iscriviti alla newsletter!

Fonti: Mayer, J. D., Salovey, P., and Caruso, D. R. (2004) ‘Emotional Intelligence: Theory, Findings, and Implications’. Psychological Inquiry, 15 (3), 197–215

Foto di Tengyart su Unsplash.

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *