Chi sono gli youtuber? Hanno iniziato a fare video per caso e si sono ritrovati con milioni di visualizzazioni costruendo una vera e propria carriera?
Sono persone estremamente creative che intenzionalmente producono contenuti per il bisogno di esprimersi? Cosa succede dopo molti anni di contenuti sulla piattaforma? I numeri continuano a crescere? Le energie si esauriscono o si intraprendono nuovi progetti? Essere costantemente online avrà delle ripercussioni sulla vita privata e il benessere della persona?
Il successo su YouTube non basta.
Ne ho parlato qualche giorno fa con Federico, un venticinquenne che partendo da un canale YouTube interamente dedicato ai Pokémon, ha costruito un’azienda con 20 collaboratori.

La storia di Federico in breve

Federico ha iniziato a caricare video su YouTube nel 2012, ancora minorenne.
Per anni ha prodotto e caricato video con passione e costanza lavorando per moltissime ore al giorno.
Nel 2015 circa sono arrivate le prime soddisfazioni, i primi eventi dal vivo, le prime collaborazioni con i brand.
Qualche anno dopo si è chiesto che cosa potesse fare però, per andare oltre il lavoro da youtuber e per trovare nuovi stimoli.
Ha testato l’idea di un e-commerce e ha visto un forte potenziale, ragione per cui ha investito nel suo progetto che puoi vedere qui.
Oggi Federico continua a caricare video e ad essere attivo sulle principali piattaforme con la consapevolezza di aver costruito anche altro.
Aver fatto uno step oltre gli ha permesso di ridurre i numeri di video e di live e di essere meno dipendente dai social media.

Ti è capitato di avere delle crisi? Cosa pensi del creator burnout?

Alla prima domanda mi risponde con estrema sincerità che i periodi di difficoltà non sono mancati. Quello che però ha sempre fatto è stato chiedersi cosa potesse fare per trovare delle soluzioni. Ammette anche di aver vissuto fasi in cui avere un equilibrio rispetto alla vita privata non è stato possibile.

Sulla questione del burnout, invece, mi risponde che secondo lui i casi si possono suddividere principalmente in 3 categorie: 

  • quelli che hanno raggiunto il successo troppo velocemente e si sono “montati la testa”;
  • quelli stanchissimi che raggiungono livelli di stress enormi rincorrendo la logica del “devi fare sempre di più”. Producono contenuti senza sosta e più volte al giorno, perché credono che sia il solo modo per andare avanti;
  • quelli che non trovano davvero la loro strada. Seguono una moda del momento, ma non riescono a mettere a fuoco una vera e propria passione o non trovano mai la loro nicchia.

La sindrome dell’impostore e l’effetto Dunning-Kruger

La sindrome dell’impostore e l’effetto Dunning-Kruger sono trappole psicologiche che riguardano il successo e il fallimento.
Sono molto comuni e normali per chiunque, ma credo valga la pena considerare queste trappole rispetto ai creatori di contenuti online.

La sindrome dell’impostore in breve è la sensazione per cui si pensa di essere degli impostori e di poter essere smascherati da un momento all’altro, anche se non lo si è affatto.
La sindrome dell’impostore porta le persone a credere che i propri successi dipendono dalla fortuna o dall’inganno e si pone quindi l’accento sulla paura di fallire.
L’impostore è perfezionista, raggiunge alti livelli di stress e ansia, si sovraccarica di lavoro e finisce per essere esausta.
L’effetto Dunning-Kruger, invece, indica una tendenza a un’estrema sicurezza che provano le persone diventando esperti in qualcosa in poco tempo. Un rapido progresso nell’apprendimento spinge ad avere molta fiducia nelle proprie capacità.
Ad un certo punto, però, ci si rende conto di tutte le cose che non si sanno e questa sicurezza tende a precipitare.
L’effetto Dunning-Kruger di solito si collega al fenomeno per cui persone scarsamente abili pensano di avere grandissimi abilità e non riescono ad essere oggettivi rispetto a delle reali carenze.
Dopo questa breve panoramica, possiamo cercare di applicare questi modelli a quanto detto da Federico?

La costanza, la passione, l’umiltà, la giusta nicchia

Il motivo per cui ho raccontato brevemente la storia di Federico è per portare un esempio estremamente positivo di chi non solo non è caduto in una trappola psicologica, ma è anche riuscito a costruire un business solido che non dipende dagli algoritmi delle piattaforme.
Negli anni Federico ha certamente aumentato la qualità del suo lavoro, ha incontrato “le persone giuste”, ma allo stesso tempo è rimasto umile e profondamente appassionato al suo lavoro. Inoltre è consapevole di essere rimasto fedele ai suoi reali interessi.

Nel mio lavoro di coaching con i creator mi capita spesso di avere a che fare con queste tematiche.
Il successo su YouTube improvvisamente non basta.
Bisogna evolversi, trovare la propria strada, lasciare andare, imparare a delegare, puntare più sulla qualità che la quantità, costruire altri progetti.

Chi arriva oggi sui Social vuole il successo subito?

Federico cita alcuni modelli del web, quelli che ti fanno credere che è possibile avere successo in modo facile e istantaneo.

A questa domanda e ad altri quesiti risponderemo in modo più approfondito in uno dei prossimi blog post mettendo in relazione psicologia e social media.

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Foto: Alexander Shatov su Unsplash

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