Siamo ossessionati dall’idea di dover gestire il tempo per renderlo il più produttivo possibile, o almeno di qualità.
Probabilmente scattare foto ogni giorno con lo smartphone risponde inconsciamente al nostro desiderio di fermarlo per qualche istante. Contemporaneamente, però, quello stesso smartphone costituisce una delle principali distrazioni in grado anche di farci perdere tanto tempo (in)consapevolmente.
Per questa ragione, esistono diversi strumenti e app in grado di aiutarci a controllare il tempo che spendiamo online. Funzionano davvero? E ha veramente senso tentare di controllare il tempo online?

Strumenti comuni per controllare il tempo online

Ci sono diverse app e strumenti per controllare e limitare il tempo online sui device digitali: da “tempo di utilizzo” di Apple a “benessere digitale” di Android, da app come “Freedom” o “Moment” a vere e proprie chiavette da collegare allo smartphone, come Unplug.

La mia esperienza con “tempo di utilizzo”

Da più di due anni ormai, utilizzo la funzione “tempo di utilizzo” di iPhone per monitorare settimanalmente il modo in cui spendo tempo sul mio smartphone.
Quello che personalmente trovo utile è ricevere una sorta di report settimanale in cui vedo esattamente il numero di ore e le app che ho utilizzato di più.
Guardare questo report mi aiuta a rendermi conto, per esempio, di avere ancora una certa ossessione per il controllo della mail.

Vantaggi e limiti 

Questo tipo di strumento è utile principalmente per acquisire consapevolezza, ma non fornisce una strategia per cambiare abitudini. In base ai numeri che vedo, posso decidere cosa mi sta bene o come potrei migliorare.
Usando “tempo di utilizzo”, posso anche mettere dei paletti a certe app programmando un tempo massimo, al termine del quale la app si bloccherà e dovrò inserire il codice.
Per migliorare la qualità del sonno, posso servirmi della “downtime feature” (pausa di utilizzo) per prendere un lungo break dalla sera alla mattina.
A volte penso che “tempo di utilizzo” non sia davvero in grado di farmi mettere dei paletti. La scelta di limitare whatsapp, per esempio, ha più a che fare con la forza di volontà e le priorità.
Mentre la maggior parte delle app riescono ad essere magnetiche e a farmi ripetere l’esperienza di usarle, questa funzione non fornisce dei “reward” psicologici (ricompense).

Ha davvero senso ridurre il tempo trascorso online?

La quantità di tempo che si trascorre online è una scelta personale.
Avere consapevolezza di quali siano le app (o le persone) che tolgono energia e non apportano alcun valore per la singola persona è il primo fattore da considerare.
L’approccio che preferisco è quello di pensare al consumo dei dispositivi come ad una sorta di dieta equilibrata. Probabilmente ci saranno degli zuccheri non indispensabili, ma “gradevoli”. Ci saranno giorni e momenti in cui si cederà un po’ di più alla tentazione di fare scrolling, ma tutto sommato poi si ritroverà un equilibrio.
Quello che conta è sentire di non buttare tempo, per esempio guardando contenuti di estranei che non ci ispirano minimamente, distraendoci dalle cose importanti che andavano fatte o da obiettivi più a lungo termine.
Purtroppo trasformare le proprie abitudini digitali richiede moltissimo tempo ed ha molto a che fare con gli ambienti in cui viviamo, ma ogni cambiamento parte dalla CONSAPEVOLEZZA.

Hai mai riflettuto sulle tue abitudini digitali e sul modo in cui possono condizionare la qualità del tuo tempo?

Per approfondire: tempo di utilizzo

Foto: Oliur su Unsplash

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