L’euristica o bias della disponibilità indica l’idea secondo cui tendiamo a scegliere l’opzione o informazione che ci sembra più accessibile e conveniente.
Se pensiamo al mondo di internet, diventerà imprescindibile considerare gli algoritmi sempre più sofisticati, i consigli, i “news feed”, ovvero i flussi personalizzati di notizie.

Bolla di filtraggio

Online il modello dei consigli personalizzati e dei feed, dei prodotti suggeriti o dei contenuti che ti vengono mostrati ha assunto il nome specifico di bolla di filtraggio.
Il termine è stato coniato da Elis Pariser, autore di “The filter Bubble”.
A causa di questo fenomeno e dell’euristica della disponibilità, di cui puoi leggere qui per approfondire, saremmo portati a cliccare e a guardare contenuti simili a quelli che conosciamo.
Di conseguenza i giganti del tech (per esempio Google, Facebook, Amazon) e non solo, tendono a mostrarci nuovi esempi di contenuti e prodotti che potrebbero interessarci.
I contenuti vengono filtrati in modo da non mostrare quelli “meno interessanti” o in contrasto con la nostra opinione, inserendoci quasi in una sorta di bolla per cui continuiamo a vedere notizie, persone, influencer che sono parte di questa bolla.

Le camere dell’eco

Apparentemente potremmo pensare che è quasi piacevole vedere solo i feed più interessanti e con cui interagiamo più spesso, vero?

La questione è che spesso non si ha la consapevolezza di immergersi in queste bolle.
Questo fenomeno può portare alle “echo chamber” (camere dell’eco) in cui le medesime idee circolano e rimbalzano tra gli stessi gruppi di persone.
Per via dell’ euristica della disponibilità, però, tendiamo a sovrastimare queste idee ed opinioni. Allo stesso tempo, consideriamo sempre meno dei mondi diversi, dei punti di vista alternativi.

Algoritmi

Dunque gli algoritmi ci mostrano contenuti e pubblicità che si basano sulle nostre scelte precedenti.
Molti algoritmi funzionano come scatole nere, vale a dire che richiedono poca conoscenza da parte degli utenti di come funzionano.
Tutto questo potrebbe essere “comodo”, ma potrebbe anche portare a dei bias (errori) e potrebbe persino incidere sull’umore.
Facciamo l’esempio di Ginevra, 35 anni, desiderosa di avere un figlio. L’algoritmo continua a mostrarle contenuti correlati con il suo desiderio di maternità e a farla sentire in ansia a riguardo.
Internet le ricorda ogni volta quella che per lei è diventata un’ossessione.
L’euristica della disponibilità entra in ballo per mostrarle che moltissime persone attorno a lei hanno figli e di conseguenza il suo umore ne risente.

Effetti negativi

Ho fatto un esempio tratto da storie vere e molto comuni per riflettere su un possibile effetto delle bolle di filtraggio.

Un altro effetto che possiamo considerare è più di natura politica e per questo ti rimando all’esempio dello scandalo di Cambridge Analytica.
Gli algoritmi purtroppo possono anche essere decisamente discriminanti ai tempi del digital recruiting attraverso LinkedIn.
Le implicazioni sono davvero numerose e lungi da me voler fare polemiche riguardo agli aspetti etici di questo argomento.

Effetti positivi

Chiaramente ci sono anche tantissimi effetti positivi quando gli algoritmi riescono realmente a semplificare il processo decisionale mostrandoci quello di cui abbiamo bisogno online.
La questione ha molto a che fare con un allineamento tra i nostri obiettivi/valori e i risultati che otteniamo.

Se il tuo obiettivo è quello di addentrarti nella meccanica quantistica e l’algoritmo ti sostiene in questo, allora potremo dire che si è verificato un allineamento.
Se vuoi cercare un lavoro in un determinato settore o città e conosci adeguatamente l’algoritmo, potrai facilmente ricevere dei suggerimenti inerenti o magari saranno i recruiter a trovare il tuo profilo.

Penso, però, che tutti dovremmo essere a conoscenza di certe dinamiche online, dei bias e di come eventualmente difenderci.

Per iniziare a usare gli algoritmi in modo da trarne vantaggi per la ricerca di un lavoro o per migliorare il tuo rapporto con i social media, puoi contattarmi per un incontro conoscitivo.

Se l’ articolo ti è piaciuto leggi anche questo.

Per approfondire: Pensieri lenti e veloci, D. Kahneman (2011);
Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri, S. Zuboff (2019);

Foto di Letizia Bordoni su Unsplash

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