Quando nel 2019 ho cominciato a scrivere sul blog Minimalista Digitale, volevo aumentare la consapevolezza rispetto a una serie di tematiche inerenti al nostro rapporto con la tecnologia.

Sarei partita dalla mia esperienza personale per poi raccontare delle storie e condividere il punto di vista di neuroscienziati, psicologi ed esperti di benessere digitale. 

Nel frattempo, però, è arrivata una pandemia globale. 

Inevitabilmente abbiamo dovuto cambiare il nostro stile di vita privilegiando la solitudine al contatto fisico e trovando il senso di un tempo diverso. 

In poche settimane il modo di pensare al digitale è mutato radicalmente.

Chi non aveva mai contemplato l’idea che potesse esistere reale produttività lavorando da casa, ha dovuto ricredersi notevolmente. Chi riteneva che potessimo aspettare per certi processi di digitalizzazione, ha maturato l’esigenza di agire con urgenza.

I più consapevoli hanno anche compreso che la mera digitalizzazione senza educazione può avere sicuramente degli effetti negativi.

Penso a schiere di insegnanti sull’orlo di crisi di nervi durante la DaD, a lavoratori inondati da richieste “urgenti” senza limiti di orari, a persone che perdono preziose ore di sonno a causa del meccanismo “del prossimo episodio o video” in streaming.

Il benessere (digitale) ha iniziato ad essere molto più di un trend di nicchia, ma una vera e propria necessità.

Abbiamo bisogno di promuovere una cultura digitale positiva, di valorizzare le competenze, le scienze e di prestare attenzione alle fonti. Abbiamo bisogno di ridurre le distrazioni indesiderate e di creare spazi virtuali in cui le persone possano davvero connettersi e sentirsi ascoltati.

Ed io cosa ho fatto nel 2020?

 

A febbraio 2020 ho iniziato un programma di 6 mesi di coaching orientato al digital wellbeing (benessere digitale) completamente su zoom.

Avevo appena completato una formazione in coaching, ma desideravo approfondire il wellbeing nella cultura digitale e confrontarmi con un gruppo internazionale.

Non credevo di poter instaurare relazioni empatiche con persone sparse nel mondo vedendoci solo virtualmente, invece, ho dovuto ricredermi.

Per mesi abbiamo fatto case study e simulazioni virtuali fino a mezzanotte, sentendo più entusiasmo che stanchezza. L’ultimo giorno del corso sentivo la tipica malinconia degli addii faccia a faccia in un aeroporto.

A settembre ho ricevuto il diploma e il mio progetto finale è diventato un vero corso di formazione sul benessere digitale per 68 docenti di scuola superiore.

Qualcuno di loro mi ha persino raccontato di aver introdotto degli esercizi di meditazione per i ragazzi!

In contemporanea ho maturato la consapevolezza di volermi concentrare anche su progetti di Marketing nell’ottica di “Tech for Good”, per avere un impatto positivo sulla vita delle persone e il pianeta.

La partecipazione al Web Summit di Lisbona ha confermato questa visione. Il mio entusiasmo per la conferenza è stato tale da essere stata scelta come testimonial, come puoi leggere in questo blog post.

Per ora ti do il benvenuto su Minimalista digitale, ancora work in progress!

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